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La giornata degli odori.

Che c’entra il naso col volo a vela, direte voi?
Quella che voglio raccontarvi è una giornata di sensazioni.
Difficili da trasmettere, sottili.
Vista e udito sono sensi prepotenti. Tutti noi vediamo e sentiamo immediatamente.
Tatto, gusto e olfatto sono invece sensi forse più discreti.
Facciamo un po’ di giustizia e andiamo a naso.
Sabato. Sette e mezza.
“Ma chi me lo fa fare? Anche oggi! Ma si sta così bene qui, al calduccio!”
Dopo una settimana di levatacce e di lavoro stressante, il richiamo delle coltri è troppo forte.
“Ancora due minuti!”
Gorgoglìo lontano, afrore di caffè.
Eccolo! Che fregatura! E’ lui! Si è messo in moto! Il naso!
“Va be’, dai, che se no dopo ti penti.”
Fuori le gambe dal letto.
Occhiata dalla finestra.
Con una giornata così, stare a nanna era da delinquenti!
Toilette.
Caffettone.
Pedulozze e giubbottino, cappelletto, borsuccia con tutti gli ammeniccoli, chiavi della macchina e via.
Sulla tangenziale già scruto il cielo.
Resegone, Grigna, Monte Rosa.
Bello! Il Manzoni diceva: “il cielo di Lombardia, che è bello quando è bello”.
Ai non lombardi sembrerà un’ovvietà, ma bisogna essere nati qui per capire quanto è vero.
Un alto e sottile velo di nubi pettinate dal vento, mi indica che in quota c’è una componente da nord ovest.
Dalla lieve caliggine dei bassi strati, avvicinandosi alle montagne, lontani, ben dentro le valli, si scorgono alcuni piccolissimi batuffoli che promettono bene.
Appena fuori dall’autostrada, la discesa nella conca del Lago di Varese offre sempre uno spettacolo impagabile e una conferma degli aruspici tratti durante il viaggio.
Eccoci arrivati. Ancora poche macchine, poca gente.
Scendo, mi stiracchio, involontariamente inspiro profondamente.
L’erba fresca appena tagliata!
“Mmmh, che profumo!”
Ah, ecco! Il contadino, mattiniero, sta percorrendo in lungo e in largo col suo trattore tutto il sedime aeroportuale, rasando l’erba a strisce ordinate.
Attraverso il piazzale, saluto gli amici, valuto la situazione.
“Ma perche’ sto andando da quella parte?”
Eccolo! Ancora lui! Il naso!
Le brioche calde, appena sfornate, con la marmellata ed il secondo caffè.
Sono un rito irrinunciabile.
Intanto, si cominciano a fare i primi piani di battaglia.
Oggi, giretto tranquillo, in biposto.

Se fossimo un gruppo di fanatici, stile Top Gun, io sarei il G.I.B. -Guy in the Back-, siccome siamo un gruppo di allegri amiconi, faro’ il “sacco di patate”, nomignolo che si affibbia a chi sta dietro a farsi portare pigramente.
“Dai, forza! Basta chiacchiere, andiamo a lavorare!”
Come marinai sulla tolda di una nave, l’aeroporto si popola e si anima.
I pesantissimi portoni degli hangar si aprono a spinta.
Anche quì un trionfo, stavolta di…puzze.
Il puzzolentissimo motocarro antincendio esce dalla sua rimessa in una nuvola di maleodorante fumo azzurrino.
I due attempati Stinson e l”Ellediciannove” hanno passato la notte dormendo con una bavella d’olio che trafilava dai cilindri, che diventa fumo al primo fremito di messa in moto.
Poi, gli alianti.
Qui il discorso si complica. Da meccanico diventa umano. Nel senso stretto del termine.
Aprire la cappottina è un po’ come aprire la porta dello spogliatoio di una palestra o entrare in una casa rimasta chiusa da un po’.
Gli sforzi del pilota, la sua merenda, un po’ d’erba e di terra bagnata sono rimasti lì, da ieri ed hanno trovato fertile humus sul sedilino imbottito ed hanno fermentato nella serra di plexiglass.
E’, pero’, un odore ormai familiare, come quello della propria macchina.

Secchio e spugna, lava l’aliante.
Spingi e tira, muovilo tra gli altri suoi simili in linea, in pista.
Preparati e aspetta.
I controlli, la prova radio, il paracadute, il ruotino di coda tolto.
Tutto è pronto. I decolli prima di noi si snocciolano velocemente.
Ormai la giornata è formata. Le termiche si cominciano a staccare dalle pendici dei primi colli. La radio gracchia buone notizie.
Forza, tra due tocca a noi.
Dentro! Aggancio. Cappottina chiusa e controllata. Comandi liberi.
Strumenti ok. Altimetro azzerato. Massima concentrazione.
“Whiskey Papa pronto al decollo per mille”.
Porca miseria! Ancora lui! Il naso!
Non appena il traino comincia la corsa di decollo, dal finestrino rimasto leggermente aperto, entra una zaffata di profumo di carne alla brace.
Il ristorante di fianco all’aeroclub ha colpito ancora!
Senza distogliere lo sguardo dal traino e con la mano morbida sui comandi, controllo l’orologio per memorizzare l’ora di decollo.
Un quarto a mezzogiorno.
“Ah, però! Ecco perchè la carne alla brace ha impattato così violentemente le mie narici! Ma questa, allora, è fame!”
Va be’, non distraiamoci.
Ormai il paesaggio è sprofondato sotto di noi e l’orizzonte si è allargato a dismisura.

La giornata è davvero fantastica. Colori indescrivibili.
I laghi lombardi, gemme nel verde, preparano l’occhio a scrutare le valli chiuse a corona da cime innevate.
Due ore di volo passano in un baleno.
Salite. Traversoni alla ricerca della prossima ascendenza segnata da quel bel cumuletto laggiù.
Qui, almeno, il naso si prenderà una bella pausa di riflessione?
La smetterà, quella sua impertinente presenza?
Balle! Arriva di tutto! Si vola anche col naso!
Tromboni d’aria calda che si staccano da tranquille ed assolate conche, convogliano a quote incredibili il secco odore delle stoppie che bruciano.
Costoni altrettanto assolati fumano d’erica fragrante e, più prosaicamente, anche un bel letamaio è in grado di dire la sua.
Il volo continua.
Discendenze. Segnali certi di una prossima possibilità di rifare quota, per spostarsi alla prossima cima, al prossimo costone.
“Oh! Qui non c’è niente! Scappa indietro ad aspettare, perchè se no finiamo bassi.”
“Dai! Proviamo là, che agganciamo di sicuro!”
Ed infatti il cicalino del variometro elettrico comincia un solfeggio, con un crescendo rossiniano che suona melodia alle nostre orecchie.
Il nostro gergo da iniziati della “setta dei cumuli” ci accomuna e suona forse un po’ ostico al profano. Ma non ce la tiriamo più di tanto.
Siamo sopratutto un bel gruppo di amici. E perciò, pensando a chi deve volare dopo di noi, prendiamo la via di casa.
Un breve calcolo e la planata finale è più che sicura. Quindi, via!
Rilassati, filiamo lenti e silenziosi verso il campo godendoci questo ultimo scampolo di volo.
La luce è cambiata e ci offre, anche in avvicinamento, uno spettacolo sempre diverso.
Arriviamo ancora molto alti e le pigre spirali in discesa oltre che separarci dai traffici che ci precedono, ci servono per ricongiungerci lentamente alla nostra normale natura di esseri terricoli.
Ok, il Bravo Golf è partito in sottovento, lo Zeda è sopra di noi. Anche in questa fase il gioco di squadra è fondamentale e quattro occhi vedono meglio di due.
“Whiskey Papa in sottovento per la uno zero”.
“Whiskey Papa, ricevuto”.
Via in sottovento, base e finale.
Gioco di diruttori. Velocita’ e rateo di discesa corretti. Flare.
No, qui il naso non c’entra.
I piloti con la pi maiuscola dicono che si pilota con un altra parte del corpo.
E se ciò è vero, ed è vero, be’ il contatto è stato dei più morbidi.
Bravo Valentino!
Riapriamo le cappottine.
Ahhh, no! Siamo tornati a terra!
Tutti gli odori ci assalgono assieme!
Sudore, benzina, erba tagliata, bistecche e caffè.
Un’orgia.
Sono le due e mezza.
Adesso l’unico odore che voglio sentire è quello di un bel toast con una bella birra.
Ce li siamo meritati!

Giuliano Provera